PREMILCUORE: IL LUPO SOLITARIO E LA MALEDIZIONE DEL FARAONE TUTANKAMON

Scritto da Paolino on .

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Come è ormai consuetudine nel nuovo millennio, l'estate del 2016 è stata torrida. Ma le piogge non hanno mai mancato di visitare la Romagna nelle domeniche in cui era prevista la nostra gita a Premilcuore. E giunto l'autunno non è rimasto altro da fare se non rinunciare. Per sdrammatizzare, avevamo cominciato a pensare che sulla ridente valle del Rabbi aleggiasse la maledizione del faraone Tutankamon. Domenica 20 agosto di quest'anno, puntuale torna la pioggia e l'ennesima rinuncia. Ma dopo una settimana, finalmente splende il sole; domenica 27 agosto: si parte. Avendo proposto la gita, oggi dovrei essere capogruppo ed invece sono solo...capo, perché il gruppo non c'è. Tra rimandi, rinunce e impegni famigliari agostani, mi ritrovo unico partecipante. Ma non è certo questo che scoraggia un componente di Freebike!!!Posso quindi gestire gli orari come mi pare e alle 7 del mattino sono già in sella. I primi 45 min di asfalto servono a raggiungere il valico del Manzo; da qui parte un'interminabile strada forestale che con dolci saliscendi intorno alla quota di 1000 metri attraversa secolari faggete e pascoli d'alta quota. Costeggiando le pendici del Monte La Mandria e del Monte Gemelli, gli occhi spaziano liberi fino alle vette del Monte Falco e del Falterona, con una natura che regala esperienze indimenticabili. Si giunge così al Passo delle Bucine: qui si cambia terreno e pendenze. Uno sparatissimo single track al 25% conduce alla vetta del Monte Pian Casciano per sfociare poi nuovamente in una forestale che arriva al valico Tre Faggi, costeggiando l'itinerario che proviene dal Passo del Muraglione. Eccezionale la vista su Castagno d'Andrea e sul Mugello. Attraversata la statale del Rabbi, un'altra sterrata si inerpica verso la Campigna: con pendenze che cominciano a farsi importanti (17 - 18%) si giunge prima al Poggio degli Usciauoli e poi a Giogo di Castagno. A questo punto l'itinerario originariamente previsto percorrerebbe la discesa fino al rifugio Ca' Sassello. Ma la giornata splendida ed ancora molto lunga è tentatrice e "risucchia" la mia GT verso il Monte Falco. E se le intenzioni sono queste, dopo l'incrocio col cammino degli Alpini, il muretto al 25% lungo l'abetaia che porta al rifugio di Pian delle Fontanelle va considerato" steso". Infatti ora si procede su single track lungo il quale spesso si sfiora il 30% di pendenza fino a Piancancelli, dove d'inverno viene tracciata la pista per lo sci da fondo. E' da qui che parte il noto "sentiero del lupo" che termina a 50 metri dalla vetta del Falco. Innesto il 22/42 e non lo tolgo più fino in cima; nei tratti tosti la spinta sui pedali per superare le pietraie in salita è inverosimile: la pendenza non la so perché non c'è tempo per sbirciare il Garmin, l'energia è tutta concentrata sull'equilibrio e sullo sforzo fisico!!! Foto ricordo e solito splendido panorama dal parapetto. Cartina alla mano tra Premilcuore e Monte Falco, la differenza altimetrica sarebbe di 1200 metri ma i vari saliscendi hanno fatto "lievitare" il dislivello a 1600. Sono solo le 11.30 e siamo appena all'inizio. E finalmente ora si comincia con le discese; la prima percorre il famoso crinale "00" fino ai Prati della Burraia. In questo tratto incontro Bobo a passeggio con la famiglia; dopo una breve ma piacevole chiacchierata, ci promettiamo vicendevolmente di tornare quassù in gruppo. La seconda discesa passa dal Rifugio CAI Città di Forlì, attraversa Fosso Abetio e passando da Poggio Palaio sfocia nell'inghiaiata per Pian del Grado. Questo tratto della gita è una vera goduria: senza pendenze esasperate e alla portata di tutti, lascia il tempo di guardarsi attorno tra le meraviglie del bosco. Giunto nel vecchio abitato di Pian del Grado mi attende un piacevole salto nel passato. Diverse famiglie possiedono seconde case in questo antico borgo, mantenendolo ancora vivo ed in ottime condizioni. Manco da questi luoghi da oltre 20 anni ed incontrare oggi persone che possono raccontare di un tempo che fu, anche grazie alla presenza di un anziano nativo del posto, è una vera fortuna. E' un incontro umanamente così appagante, che mi sento rivolgere l'invito a consumare un gustoso piatto di spaghetti alla carbonara; a malincuore spiego che non posso accettare, ho ancora molta strada da fare ed un pasto così ricco si trasformerebbe in una tagliola per le gambe. Questo piacevole episodio si protrae per oltre un'ora e mi costringerà a rinunciare all'ultima discesa in Val di Rabbi. Ma sono convinto che non si possa andare in mtb a testa bassa solo per divorare chilometri; prendersi il tempo per mettersi in sintonia con i luoghi e le persone che si incontrano è importante e gratificante tanto quanto pedalare. Non è tempo perso ma un'occasione di ricchezza umana. Ora il saliscendi della Valle delle Celle, più noto col nome "le Ripe Toscane". E proprio ripidi sono i baratri che costeggiano dall'alto il fiume bidente, mentre il sentiero si snoda come un'esile cordolo lungo i salti di roccia che si affacciano sul vuoto impressionante. Vietato sbagliare; oppure, se ci si caga addosso, come il sottoscritto, meglio procedere a piedi nei tratti più esposti, magari sollevando di peso la bici. Corniolo è alle porte; prima un breve riposo e poi affronto la provinciale per il passo della Braccina. Ed è ora della discesa lungo il sentiero 309, che va sparato come un fuso fino a Fiumicello. Il tracciato è stato di recente ridisegnato dalla forestale ed inserito nella cartina del Parco del Casentino. Non manca nulla: salti di roccia, baratri senza fondo, tornanti impossibili e discese in assurdi calanchi. Le difficoltà tecniche sono alla mia portata; ma sebbene abbia concordato il tracciato col nostro BIG PRESIDENT Sauro che mi fa assistenza/soccorso da casa, in caso di infortunio non verrei raccattato prima di 4 o 5 ore. Ci scappa quindi qualche breve tratto a piedi prima di sfociare nell'abitato di Fiumicello. Da qui si scende alla statale del Rabbi e poi si imbocca al ponte della Giumella la vecchia mulattiera che conduce a Premilcuore. Sono alla macchina alle 18 dopo 11 ore di sella (soste comprese), per un totale di 74 km e 2600 di dislivello. Cari amici, mi siete mancati; questa valle è l'ideale base di partenza per esplorare un Appennino che non delude mai e che, a colpo sicuro, cattura gli occhi ed il cuore dei bikers. Nuove avventure ci aspettano!!!